Volevo fare anche io il mercante di liquori (ma poi ho finito per fare dell'altro).
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Un Groover, o meglio uno che guarda i groover con malinconia. Perchè non è più così, perchè non lo è mai stato. Che è un groover, chi era il mercante di liquori, e da dove arriva lo strano titolo del blog; trovate le risposte in qualche post, qui di fianco.
Non riesco a mettere i link da qui ...
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Allora,
vado a fare la spesa; prendo un pò di shampoo(s, plurale), schiuma da barba e cose del genere, oltre alle solite cibarie assortite varie (che, diciamolo, è troppo bello fare la spesa pensando a quando da piccoli negavano anche questi piccoli piaceri fittizi).
Sto precisamente attento alla cassa che riempiano i sacchetti, perchè mi da fastidio che mi riempiono di tante borse che poi è un problema maneggiarle tutte.
Fantastico, è riuscita a mettere tutto in una sola borsa.
La adoro.
Butto come al solito sul sedile posteriore della macchina.
Arrivo a casa, e c'è tutto tranne gli attrezzi di pulizia personale. Guardo in casa, guardo in macchina, ... tutto sparito.
La colpa può essere :
A. Alieni igienisti
B. Surriscaldamento del clima mondiale che ha sciolto anche i miei acquisti oltre che un pezzo di groenlandia.
C. Saturno contro che ormai è piantato nel segno e per due anni graviterà pesantemente.
Pazienza, vorrà dire che fino a fine 2011 non mi faccio la barba
... Non so perchè, ma la canzone della pubblicità nuova di intimissimi mi attira parecchio.
Mah, sarà la voce o la musica o il testo.
O più semplicemente il video.
Io, in questo autunno che assomiglia a una tarda primavera non mi ci abituo proprio.
Soffro il caldo e voglio un pò di cielo grigio.....; pioggia...; felpa sempre quando si esce....; castagne....
Però tengo duro e mi sono iscritto nuovamente all'università.
una follia a pensarci bene.
ma se ci pensi bene, poi non fai mai nulla, quindi tanto vale non pensare
Io non credo agli oroscopi.
Non credo ai trafiletti giornalieri che stanno su ogni giornale più che altro che impartiscono quel semiconsiglio quotidiano dal fiato molto corto.
Sono meno scettico sull’influenza che ci può essere in base alla venuta al mondo in un certo istante. Poi, se sia merito/colpa le stelle, del cielo o dell’alta marea non posso dirlo.
Ma credo che qualche influsso fuori di noi ci possa anche stare che ci sia; anche se non determinante.
Diciamo che per me è come pedalare controvento o a favore di vento. Non è che non vai avanti o voli solo per quello, ma la differenza si fa sentire sicuramente.
A dire il vero ero molto più scettico fino a quando non ho scoperto che De Andrè catalogava tutte le persone che conosceva in base al loro oroscopo personale, che a volte compilava lui stesso. E la leggenda narra che un disco (‘900) fu fatto uscire oltre 12 mesi dopo la sua creazione per via proprio del momento stellare sfavorevole. Attese che le stelle benedicessero il momento giusto e l’album fu un discreto successo ma a dirla tutta non un capolavoro.
Curioso questo.
Ma mi ha autorizzato a credere un po’ di più in questa arcaica scienza.
Anche questa cosa mi lascia un po’ perplesso; che popoli diversi mai stati in contatto tra loro in epoche e periodi lontani siano arrivati più o meno tutti lì.
Mica come la psicologia che è una fissazione di fine secolo del mondo occidentale e nulla più.
Ma non ho le basi per comprendere quel che succede tra le stelle e come questo potrebbe anche solo riflettersi tra la gente.
Mi spiego meglio, ad ottobre Saturno entra nel mio segno, e questo – a seconda di chi mi spiega – potrebbe essere un gran male, o un gran bene o neutrale. Non credo sia in opposizione (quindi non ho Saturno Contro, come nel film), ma averlo nel segno pare sia alquanto destabilizzante.
Cerco ulteriori ragguagli.
Boh
Ho due anni di vento forte da affrontare, ma non capisco in quale direzioneL’altro giorno pedalavo in salita tra ameni paesaggi sopra il lago.
Detta così, magari suona anche bucolico o divertente, ma intendiamoci : mi arrampicavo con fatica a 900 mt di quota, su uno strappo del 12.5% dopo circa
Per 12.5% si intende un tratto di almeno 600 mt consecutivi in stile rampa di uscita dal box sottocasa, insomma, roba tosta.
E in quei tratti esce e si vede tutta la fatica del caso : sbuffi tremendi, andatura zigzagante (seppur nel limite della decenza), ali di madonne e santi vari ai bordi della strada che ti incitano personalmente anche se nessun altro intorno li vede.
E pensieri distorti degni dei più strafatti assoli di Jimi Hendrix.
Ma ci si trova insospettabilmente a proprio agio in questi frangenti, e questo la dice lunga su quanto questo sia uno sport per gente che non chiude mai il cerchio intorno a sé.
Insomma, pedalavo in queste condizioni quando incrocio un signore decisamente anziano che mi guarda, sorridendo (la bici è uno sport fantastico perché gli incitamenti non sono limitate alle gare ma anche ai ciclisti superamatoriali che si incrociano al di fuori di qualsiasi manifestazione).
Mi aspettavo una delle abituali frasi standard : “Dura eh?”, “Dai che è quasi finita”, o cose del genere.
Invece mi guarda e dice “Lei non sa quanto La invidio”. Proprio così, anche con il Lei di rispetto al contrario nonostante la differenza di età. E si capiva anche dallo sguardo quanto invidiasse la mia intatta capacità fisica di faticare e soffrire volontariamente.
Non ho potuto far altro che ricambiare il sorriso e segnalare che lo sapevo eccome, e mi tenevo stretta la mia fatica e che non la cambierò mai per nessuna comodità inutile al mondo.
Il qui e ora, di zeniana memoria non è male come concetto.
Aiuta a cristallizzare la consapevolezza, a concentrarsi, eccetera eccetera.
Ma, soprattutto a luglio e ancora più soprattutto in questo luglio canicoloso, è innegabile che l’altrove per un po’ è altrettanto utile e sano
Anche perché la consapevolezza in fondo a che serve veramente? E’ come chiedere se è meglio sapere di essere infelici o immaginare di essere felici. Non c’è risposta soddisfacente.
Insomma, mi sono fatto un giro a vedere il tour de france; chilometri e genti; ho fotografato una ventina di bandiere diverse; alcune delle quali decisamente sconosciute. Ho parlato con genti di 4 continenti diversi, grazie alla mia english-loquacità che scatta puntuale al terzo bicchiere di vino (portato da casa, gli svizzeri avranno anche qualche pregio, ma poco vino buono).
Mi mancava solo l’Asia e conquistavo il mondo, come a Risiko.
Però, non volevo vincere il mondo, solo andare per un po’ altrove.
Per me viaggiare è una malattia, nel senso che se parto poi faccio sempre troppa fatica a tornare qui.
E ora?
Secondo me il problema dei 10 comandamenti è che erano un po’ troppo sintetici. Tutto qui.
Soprattutto per noi italiani abituati a cercare nelle pieghe delle virgole, le scappatoie che ci permettono di sfuggire al dovere.
7° : Non rubare.
Doveva essere : Non rubare, anche se tutti gli altri rubano.
Un’altra epoca personale, stavo in un’altra città, in un altro lavoro, dentro un mondo diverso.
E volevo cambiare; non necessariamente in meglio, visto che il meglio è un punto di vista (così come è un punto di vista quello iraniano sul nostro mondo. Ma io ammiro i persiani anche – e soprattutto - quando hanno punti di vista opposti al nostro).
Ma volevo cambiare ed ho cambiato molte cose.
A fatica.
Ma cambiare e fatica sono sinonimi a mio giudizio.
In fondo è quello che non è mai veramente cambiato in me; la costante aspirazione ad un cambiamento. L’inquietudine nello stare immobile; fisicamente e non.
Sto meglio (vedi sopra), quando ho la speranza che il domani sarà diverso da oggi.
E, tutto questo appunto, è una gran faticaccia.
Continuo a non iscrivermi a facebook, mi sembra di essere uno di quelli che girano senza cellulare, o che non hanno la patente. O quelli che vivono senza cellulare a senza patente. Non mi sembra che questi pensino di avere un problema, forse solo quando gli altri glielo fanno notare; ma in genere è gente che ogni 2 minuti da un’occhiata al telefono per vedere se c’è traccia di qualcuno che li cerca o si lamenta del traffico.
Io sto meglio così.
Sarà che non amo particolarmente le celebrazioni una tantum (o una ogni dieci anni) o sarà che la mancanza di Fabrizio de Andrè mi crea ancora un senso di stridente ingiustizia e, peggio, di intensa malinconia.
Ma non sono riuscito a seguire più di tanto tutto quello che si è passato in questi giorni su radio e tv per i 10 anni della scomparsa di quello che ormai sempre più considerano uno dei più grandi poeti italiano (e forse non solo) degli ultimi decenni.
Alla fine l’ho finito sto libro. Avrei detto che erano passati pochi mesi da quando scrissi quest’altro post, promettendo un commento alla fine della imminente lettura. Riguardando invece, e non senza un sottile senso di nausea (però forse dovuta alla troppa ‘nduja che mangio di sera), mi rendo conto che di mesi ne sono passati più del doppio se non quasi il triplo; e più che passati sono completamente volati anche questi.
Ma non sto a farmi inutili seghe mentali sul tempo che passa troppo in fretta, lui scorre costante e se ne frega con estrema indifferenza di come io lo plasmo intorno a me. Intendiamoci, non gliene faccio assolutamente una colpa e ci mancherebbe; io non faccio mai una colpa agli altri di quello che mi fanno; faccio sempre e comunque una colpa a me per non aver anticipato i colpi degli altri. Persone o destini che essi siano.
È che in tutto questo tempo non ho avuto letteralmente il tempo per altro che per tenere diritta la barca. Nel senso che nel mio ingestibile correre non ho trovato la miseria del tempo per una sana lettura che volevo (a quanto scrivevo, con molto entusiasmo quando avevo il libro nelle mani) frettolosamente portare a termine. Per questa volta però ho avuto bisogno di altro da quando scrissi : di obiettivi da raggiungere per esempio. Di obiettivi soprattutto. E li ho raggiunti ed abbattuti uno per uno.
Ma sono solo obiettivi; solo stupidi obiettivi. anche finire un cruciverba sulla settimana enigmistica o il sudoku sono degli obiettivi (molto più stupidi della media degli obiettivi a mio giudizio). Sono già finiti sostanzialmente, bisogna capire come… ma che senso ha.
Vuoi mettere dover incontrare ed affrontare degli imprevisti e cambiare il percorso ed il finale?
Vuoi mettere quel senso di scoramento che dura l’attimo in cui ti rendi conto che le cose non andranno come avevi in mente, ma devi immergerti dentro di te per trovare una strada alternativa? L’imprevisto da dipendenza come le sigarette e la cioccolata. Prima o poi qualche studioso idiota di qualche università in cerca di pubblicazioni a pagina 5 di qualche rivista opportunamente sponsorizzata troverà la spiegazione scientifica anche a questo.
Non alle pubblicazioni stucchevoli a pagina 5, alla dipendenza dell’imprevisto.
Però nel frattempo li ho raggiunti i miei obiettivi. Ma io faccio cagare quando raggiungo un obiettivo. Mi concedo il tempo di una bevuta, ma non lo faccio neanche per gratificare me (ormai ci ho rinunciato a gratificarmi, non è possibile), ma solo per poter trovare l’ennesimo motivo per offrire da bere a qualcuno. Ma credo che neanche questo sia molto equilibrato da parte mia.
Sicuramente non lo è.
La faccio breve. O raggiungi gli obiettivi o ti lasci trasportare dagli imprevisti della vita.
L’anno scorso avevo bisogno di sfottuti obiettivi da raggiungere e per farlo ho dovuto tenere sotto massimo controllo il tempo e gli imprevisti. Il tempo neanche per leggere qualche cosa che non mi servisse e gli imprevisti per evitare che mi facessero perdere testa e soprattutto il tempo.
Ma solo a rileggerlo un metodo del genere mi fa un po’ compatire chi l’ha messo in pratica. Qualcuno particolarmente ottimista o efficiente la potrebbe anche chiamare forza di volontà, per me è malattia mentale. Ma io che sono equilibrato come una bilancia della prima decade e mezzo ho deciso che per questo anno meno obiettivi e più imprevisti; e tempo per cercare imprevisti da perderci la testa ad uscirne.
È il mio discreto proposito per l’anno nuovo ed ho già cominciato, finendo quel libro che si trascinava da mesi tra il comodino sul letto, la borsa che ha fatto il giro d’Italia ed il sedile posteriore della macchina (ogni mio oggetto prima o poi si passa un paio di settimane dimenticato sul sedile posteriore della macchina). E il verdetto sul libro? Niente di che.
Come sospettavo, più che altro c’era grande abilità in chi ha scritto la quarta di copertina. Non è certamente un libro che cambia la vita, non c’è nessun tema su cui qualche altro scrittore non abbia già ragionato e scritto. Il non vissuto mi appartiene quanto il vissuto? Scritto molto meglio da R. Bach in Uno.
La relatività e l’inutilità del senso di colpa e della sua elaborazione? Ogni discorso del papa è una pubblicità sull’inutilità del senso di colpa.
Ma questo è un altro discorso.
A presto.
Ricordo che non appena si sentì parlare di internet, nei primi anni ’90, feci l’impossibile per poterci mettere le mani, spinto dalla curiosità e dalla certezza che sarebbe stato un gioco non tanto gioco che sarebbe stato il futuro.
E l’impossibile ai tempi volle dire mettersi nelle aule delle università, avere una mail (e bisognava spiegare ai più cosa fosse la mail) e collegarsi da casa voleva dire spendere 300.000 lire di solo abbonamento oltre ai costi delle telefonate. Ma era “il futuro” e non potevo starne fuori.
Vissi le prima comunità virtuali, sentendomi un pioniere in qualche modo; i primi incontri virtuali-reali, e via dicendo.
Poi la mail si diffuse, gli abbonamenti andarono a zero, le pagine web divennero il presente e non più il futuro. E soprattutto internet era alla portata di tutti. Lì, mi si invertì l’umore su questo strumento ma, ovviamente, ho continuato ad usarlo come uso la macchina : non ne vado pazzo ma come puoi farne a meno?
Mi disamorai però, ed il motivo non è incomprensibile, anzi. Per un asociale come me, i luoghi più affascinanti sono quelli poco affollati, le direzioni preferiti sono quelle meno battute, mi incuriosisce e mi stuzzica solo quello che “non è ancora”.
Solo che ora, con lo stupore simile a quello che sgorga quando dico che non ho una tv da 12 anni, mi si ripropone il tema della mia asocialità : non sono su facebook e non ci voglio andare. Già mi son perso second life (e vabbeh, pare che non sia più così notevole) ed ora neanche facebook). Sto mollando, indubbiamente. Non cerco più il futuro. O il futuro che cerco io non passa da qui.
Io non lo so, sinceramente il problema non me lo porrei neanche se non dovessi rispondere alla domanda a cui non ho risposta : mi dai il tuo contatto su fb?
Io non ce l’ho e mi sento fuori dal mondo.
Il mio posto preferito, in fondo.
Passati due mesi circa da quel giorno che è uno di quei giorni che ci si deve per forza ricordare.
Diciamo che non ti cambia la vita, ma ti cambia solo il livello di aspettative sulla vita (professionale), che non è poco.
Ma per adattare i livelli di aspettativa bisogna ribaltare la vita reale : casa, città, lavoro, tutto da sistemare. E ci sono in mezzo, uno tsunami positivo ma che è pur sempre una centrifuga.
Per il resto, la vita continua.
E mi sono anche sparato la veglia per attendere il nuovo messia della politica internazionale, tanto che ormai sto cercando qualche americano in italia che festeggi il giorno del ringraziamento.
Voglio mangiare il tacchino ripieno, lo sciroppo di mirtilli e tutto quello che si deve fare il giorno del ringraziamento.
Per compensare questa maggior festività, peraltro, ho deciso che eviterò il natale.
Si accettano adesioni.
p.s. : però perso nelle tensioni del piccolo quotidiano, ho ripreso stupidamente a fumare un pochetto. veramente, un pochetto, ma che mi sembra già troppo.
Raggiungere un obiettivo è sempre qualche cosa di particolare per me, sempre proiettato un pò troppo avanti.
Non mi godo il momento, visto che sto già vivendo le prossime vicende virtuali che mi capiteranno. Però diciamo che questa volta non mi voglio creare pensieri di nessun tipo ed almeno per un pò, mi voglio solo godere il momento.
Più che la forma del titolo in sè, però, posso dire che mi ha fatto piacere vedere con quale determinazione ho annusato e raggiunto lo scopo; arrivare fino a quasi alla privazione del sonno non credo sia salutare, ma la relativa tranquillità che da qui in avanti avrò, sicuramente mi ripagherà.
Però, ecco, vorrei smetterla di svegliarmi alle 6 del mattino, anche di sabato ... grazie.
.. come si leggerebbe passando davanti ai box di una pista da formula uno. continua a tenere giù il piede, che va bene così.
Vivo con la giusta tensione del momento. Consapevole che è fortuna di pochi conoscere il giorno esatto in cui la tua vita può avere un mattone in più, "importante" per usare paroloni inutili come decisivo.
In realtà non considero nessun titolo utile o decisivo. è solo un titolo e niente più, e sarà per questo che lo inseguo controvoglia da così tanto tempo. Diciamo che mi può sbloccare molte situazioni in stallo, questo si.
e io odio lo stallo, questa è la motivazione che mi tiene su così che sembra essere inesauribile la forza di inerzia, ma io so che sta finendo. mi tiene su questo e la volontà di tornare in ufficio e fare quello che ognuno dovrebbe provare a fare almeno una volta nella vita : mandare a cagare il capo.
si, proprio condirlo e poi dargli il benservito, che tanto l'alternativa è già nel cassetto. piccole soddisfazioni quotidiane. oltre a questo le libiagioni che ripartiranno dopo questo periodo di forzata ramadamata.
penso che come primo viaggio premio, andrò ad amsterdam, per dire.
a visitare il museo van gogh naturalmente. non per altro sul mio cell c'è come sfondo la terrace de cafè o qualche cosa del genere; poi certo una volta uscito dal museo, mi guarderò in giro, of course.
buon autunno a tutti... finalmente. che bello uscire e non doversi preoccupare del caldo. io adoro l'autunno