Volevo fare anche io il mercante di liquori (ma poi ho finito per fare dell'altro).

Eccomi

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Un Groover, o meglio uno che guarda i groover con malinconia. Perchè non è più così, perchè non lo è mai stato. Che è un groover, chi era il mercante di liquori, e da dove arriva lo strano titolo del blog; trovate le risposte in qualche post, qui di fianco. Non riesco a mettere i link da qui ...

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venerdì, 11 gennaio 2008
what's your name?

La leggenda narra che mia madre, dopo 3 cugini con lo stesso nome-cognome, si ribellò improvvisamente ed inaspettatamente. Le spinte nordiche si opposero alle tradizioni del sud; non si volle che io ebbi il nome del nonno paterno, non si volle che perpetrassi la tradizione che da non so quante generazioni la famiglia del sud portava avanti senza eccezioni.

 

E la leggenda narra di musi e malori, crisi e di rischi di rottura definitiva, che in definitiva non ci furono. Ma dopo la battaglia interfamiliare, si trattava di trovare il mio di nome, quello che sfidava la famiglia, quello alternativo al destino. E il compromesso fu quantomeno bizzarro, visto che ai tempi era un nome praticamente sconosciuto e fuori moda.

 

Ora è un nome fuori moda, e poco utilizzato, chissà perché.

Ma per me, allergico alla massa, va più che bene così.

 

Anche di questi tempi in cui il nome vale qualche cosa meno del proprio indirizzo e-mail, mi piace pensare che in fondo c’è un sottilissimo filo che il destino mi ha teso, facendo scegliere a due persone fuori dal mondo, un nome a suo tempo esotico, ora difficile e raro.

Sarei potuto essere Claudio come Villa, Omar come Sivori o cose del genere.

 

Invece, non so perché, fui Fabrizio, come De Andrè.

Nessun collegamento allora; come ora.

Mi rimane ora solo il piacere a volte di pensare a un nome che riscalda un po’ a pensarlo.

 

Soprattutto in certi giorni, in cui troppe ricorrenze ovunque ti costringono a pensare a quelle cose che eviteresti di far circolare in testa, perché il solo pensiero ti mette in un profondo disagio.

 

9 anni.

Uno dei pochi motivi per cui non maledico di essere nato proprio in questi tempi balordi, e l’aver incrociato la tua arte.

Grazie..

Postato da: blumosquito a 22:28 | link | commenti (8)

sabato, 05 gennaio 2008
c'è che prendo un treno che va a paradiso città

Già, in città, non alla periferia. Intendo proprio il centro.

 

E non che non sappia che di questi tempi i treni sono in ritardo, sporchi e freddi.

E non che non sappia che lo sciopero esiste anche in Paradiso.

E su (o giù) da quelle parti dicono che i controllori siano particolarmente implacabili : una furbata e via, non lasci il posto a chi ne ha più bisogno e via.

E via, vuol dire finire in quel purgatorio chiamato terra.

 

Ma così sono, e così rimango, mi piace pensare che la prossima fermata sia sempre e solo migliore. Anzi, la migliore in assoluto.

A dire il vero, vi confesso che neanche troppo inconsciamente mi rendo conto che il più delle volte non è propriamente così, ma è lì che bisogna puntare.

Anzi, che più che merda intorno non è che si veda.

Ma l’ottimismo serve soprattutto o solo quando si è lontani dalla meta, visto che è un po’ opportunistico esserlo quando il risultato è lì a portata di mano.

 

Comunque, il Paradiso.

Ma quale Paradiso? Quello umano di Dante, quello divino della domenica?

Naaaaa, il Paradiso di Slash, e Axel Rose.

 

“where the grass is green, anche the girls are pretty…. Just a' urchin livin' under the street
I'm a hard case that's tough to beat….Strapped in the chair of the city's gas chamber, why I'm here I can't quite remember, the surgeon general says it's hazardous to breathe, I'd have another cigarette but I can't see … Tell me who you're gonna believe”

 

Cose così.

Sarà che oggi piove e continuerà a piovere tutto il giorno che mi escono solo questi pensieri.

O che devo fare un po’ di pulizia qui intorno, e bisogna essere molto ottimisti in questi casi.

 

La seconda che ho detto.

Postato da: blumosquito a 12:03 | link | commenti (13)